Cartelle esattoriali Cartelle esattoriali

Cartelle esattoriali, devono essere notificate entro un tempo massimo: ecco quale

Cartelle esattoriali: quanto tempo ha il fisco per notificarle? Scopri cosa succede se i termini vengono superati e le nuove opportunità di rottamazione per sanare il debito.

Il fisco ha un tempo massimo per notificare le cartelle esattoriali: cosa accade se questo termine viene superato? Quali sono i diritti del contribuente? Il sistema fiscale italiano, sotto la direzione dell’Agenzia delle Entrate, gestisce la riscossione delle imposte e, in caso di mancato pagamento, procede all’iscrizione a ruolo delle somme dovute. Questo meccanismo porta all’emissione delle cartelle esattoriali, strumenti con cui l’Agenzia delle Entrate-Riscossione notifica formalmente l’importo da versare, le modalità di pagamento e i termini da rispettare.

Il processo si sviluppa in tre fasi: prima viene iscritta a ruolo la somma non versata, poi viene emessa la cartella esattoriale e infine questa viene notificata al contribuente. Quest’ultimo ha generalmente sessanta giorni di tempo per regolarizzare la propria posizione ed evitare l’attivazione di procedure esecutive o cautelari. Ma quali sono i limiti temporali per la notifica delle cartelle e cosa succede se il fisco non li rispetta?

Quanto tempo ha il fisco per notificare le cartelle esattoriali?

Non tutti sanno che l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha un tempo massimo entro cui notificare le cartelle esattoriali. Secondo la commercialista Camilla Vignoli, il fisco ha cinque anni di tempo dalla presentazione della dichiarazione dei redditi per notificare la cartella di pagamento quando si tratta di controlli formali. Ad esempio, chi ha presentato la dichiarazione nel 2019 non può più ricevere una cartella relativa a quella dichiarazione dopo il 31 dicembre 2025.

Prima della cartella, però, deve esserci una comunicazione preventiva: il cosiddetto avviso bonario. Se il contribuente non riceve l’avviso bonario prima della cartella, questa potrebbe essere contestabile. Inoltre, se la cartella viene notificata oltre il termine stabilito, può essere dichiarata nulla.

Qualora ci fossero dubbi sulla legittimità della cartella o sull’importo richiesto, è sempre consigliabile rivolgersi a un commercialista o a un avvocato per valutare un’eventuale impugnazione. In alcuni casi, l’avviso bonario stesso può essere contestato prima ancora che venga emessa la cartella di pagamento, nel caso in cui il contribuente ritenga che vi siano errori nei calcoli effettuati dal fisco.

Sanatorie per le cartelle: la rottamazione

Per chi si trova in difficoltà nel pagamento delle cartelle esattoriali, esistono strumenti di sanatoria che consentono di regolarizzare la propria posizione con il fisco. Tra questi, la Rottamazione quater, che permette ai contribuenti decaduti dalla precedente rottamazione di essere riammessi ai benefici. Chi ha saltato una rata e quindi è decaduto dalla misura, può rientrare nel piano di pagamento effettuando i versamenti mancanti entro il 30 aprile 2025.

Parallelamente, il governo sta studiando una nuova misura di definizione agevolata, la Rottamazione quinquies, che potrebbe offrire ulteriori possibilità di rateizzazione e riduzione delle sanzioni per i contribuenti in difficoltà. Sebbene i dettagli siano ancora in fase di definizione, questa nuova rottamazione potrebbe includere cartelle emesse fino al 2023 e prevedere pagamenti dilazionati con riduzioni sugli interessi e sulle sanzioni.

Per chi ha cartelle esattoriali pendenti, è fondamentale tenere monitorati gli aggiornamenti normativi e valutare le opportunità offerte dalle sanatorie, in modo da evitare il rischio di pignoramenti o altre azioni esecutive da parte del fisco. Chiunque voglia aderire a una definizione agevolata dovrebbe informarsi tempestivamente per non perdere eventuali finestre di accesso ai benefici previsti.