Che sia necessario riformare il sistema è una cosa che ormai appare chiara a tutti per quanto riguarda le pensioni. Troppo rigidi i requisiti da raggiungere, soprattutto quando parliamo di persone che svolgono dei lavori che in effetti dovrebbero consentire di anticipare le uscite visto il logorio a cui espongono i diretti interessati. Sui lavori troppo pesanti che dovrebbero essere considerati come un fattore in termini di uscita anticipata dal mondo del lavoro si discute da anni. Alcune misure come Ape sociale e quota 41 precoci o come lo scivolo usuranti hanno determinate categorie che possono già essere considerate privilegiate sulle pensioni. Ma evidentemente non basta sia come perimetro di attività lavorative considerate logoranti, che come requisiti. Oggi potremmo dire che lasciare il lavoro se l’attività è troppo pesante, dovrebbe partire dai 60 anni. Perché diciamo questo? Perché probabilmente è questo ciò che vogliono i lavoratori. Lo dimostra ciò che sta succedendo in un determinato settore che è la scuola.
In pensione a 60 anni e riscatti gratis per chi lavora sotto stress o esaurimento nervoso
In pensione a 60 anni ma non solo, perché anche il riscatto gratuito della laurea è necessario. Uscire dal lavoro a 60 anni e poter riscattare gratuitamente gli anni dedicati allo studio universitario sono alla base di una petizione avviata dal sindacato ANIEF che sta riscuotendo un successo enorme. Sarebbero state raggiunte già le 100.000 firme.
In effetti a conti fatti, la scuola ha un suo lato anche per l’Ape sociale e la quota 41 precoci. Si tratta di due misure destinate tra gli altri a chi svolge un lavoro gravoso. E tra i lavori gravosi c’è quello delle maestre, dei maestri e in genere degli educatori di asilo nido e scuola dell’infanzia. Ma per esempio la quota 41 precoci prevede come si evince dal suo stesso nome, 41 anni di versamenti. Considerando che nelle scuole gli insegnanti spesso sono dei laureati, che solo dopo la laurea e dopo gavetta, precariato e graduatorie, trova stabilità lavorativa, difficile pensare che ci sia chi a 59/60 anni di età ha maturato 41 anni di versamenti. Ed anche senza laurea, ipotizzare che ci siano docenti o educatori che possano sfruttare la quota 41 avendo iniziato a lavorare a 19 anni e poi ininterrottamente, è un esercizio puramente statistico.
Ecco perché nel settore della scuola si parla di riformare il tutto consentendo a chi opera in questo settore, di accedere alla pensione a 60 anni. Un qualcosa che si può naturalmente estendere a tanti altri settori, soprattutto a tanti altri lavori che finiscono con il creare criticità fisiche o mentali per gli addetti.
Petizione e raccolta firme, già 100.000 ok alla proposta
La petizione di ANIEF che è una petizione online parla esclusivamente di una riforma del sistema pensionistico ma dedicato al personale scolastico. Un settore dove, secondo il sindacato del Presidente Marcello Pacifico, la riforma Fornero ha inciso in negativo in maniera pesante. Portando insegnanti e professori, ma anche collaboratori scolastici ed amministrativi, a restare in servizio fino ad una età che ormai progressivamente si avvicina ai 70 anni.
Una attività che secondo i promotori della raccolta firme, produce malattie da stress o da sindrome da Burnout (esaurimento nervoso e simili), che evidentemente non sono state considerate per inserire tutti i lavoratori del comparto nell’elenco dei lavori gravosi o usuranti.
Disturbi e patologie psico-fisiche a cui vengono esposti i lavoratori della scuola. Ecco perché serve andare in pensione intorno ai 60 anni. Magari raggiungendo i contributi che servono per andare in pensione, utilizzando ma senza oneri a carico dei lavoratori, i periodi dedicati allo studio universitario. Il cui riscatto dovrebbe essere gratis.