Prima al Senato e ieri alla Camera dei Deputati è stata la volta della Premier Giorgia Meloni che ha fatto le comunicazioni al Parlamento prima prima del Consiglio Europeo. Il principale e più atteso argomento è stato senza dubbio il riarmo dell’Europa e le note vicende della guerra in Ucraina tra sostegno all’Ucraina, programmi di pace e operato di Trump e Putin. Inevitabile però finire con il parlare delle vicende di casa nostra. Perché nelle solite schermaglie in Parlamento, ecco emergere anche alcune considerazioni che riguardano l’economia italiana, l’Assegno di Inclusione e le politiche fiscali.
L’Assegno di Inclusione ha fatto più poveri, cifre, importi e paragone con il RDC
Alcuni dati Istat dell’ultimo minuto hanno permesso alla Premier Giorgia Meloni e ai rappresentanti della maggioranza intervenuti nelle due aule parlamentari, di snocciolare numeri positivi per crescita, PIL, disoccupazione e così via dicendo.
Ma come sempre a numeri positivi si affiancano numeri negativi. Come lo sono quelli sul Reddito di Cittadinanza paragonato all’Assegno di Inclusione. Dove si evince che in base ai dati dell’Istituto di Statistica, con l’Assegno di Inclusione adesso ci sono 850.000 famiglie più povere.
La perdita per chi usufruiva del Reddito di Cittadinanza prima, è in media pari a 2.600 euro l’anno.
Una perdita media, tra chi non ha più diritto ad un sussidio di questo genere e chi invece ha subito dei peggioramenti delle regole di calcolo.
In base ai dati Istat, ci sono 400.000 famiglie a cui il cambiamento non ha portato modifiche della situazione. Ma c’è anche chi invece, anche per via del miglior metodo di calcolo per gli invalidi, ha aumentato si 1.200 euro in media, l’introito (circa 100.000 famiglie).
I veri calcolo da fare danno un’altra verità
Ciò che secondo noi però stride sul fatto della povertà, è che in effetti tra Reddito di Cittadinanza e Assegno di Inclusione la cosa che è cambiata è che per la misura tanto cara ai grillini, che è stata in vigore fino al 2023, una famiglia era considerata nel calcolo del sussidio, nella sua interezza. Per esempio, due genitori di oltre 60 anni e tre figli di 30, 32 e 34 anni, anche se non erano invalidi e non avevano particolari problematiche, valevano tutti nel calcolo.
Adesso con l’Assegno di Inclusione valgono solo i due genitori over 60 di età. I tre figli, che per età e condizioni sono attivabili al lavoro non possono prendere l’Assegno di Inclusione. Ma possono chiedere ed ottenere il Supporto Formazione e Lavoro.
Il paragone tra Reddito di Cittadinanza e Assegno di Inclusione deve mettere dentro anche il Supporto Formazione e Lavoro
Uno strumento che nei dati Istat probabilmente non si considera. Un sussidio che prevede per i beneficiari lo svolgimento di attività di lavoro di pubblica utilità per i Comuni o la partecipazione a corsi e percorsi di formazione. Il Supporto Formazione e Lavoro vale 500 euro al mese a beneficiario.
Significa che solo i tre figli della famiglia prima citata possono prendere, svolgendo le attività loro dedicate, 1.500 euro al mese. Ben oltre il Reddito di Cittadinanza percepito in passato, quando a quella famiglia venivano dati 1.050 euro in tutto.
Certo, se si considera solo l’Assegno di inclusione spettante per i due genitori oggi, che vale 757 euro al mese, è evidente che ci sia un calo rispetto al Reddito di Cittadinanza. Ma solo se i tre figli di questa coppia, erano disoccupati e sono restati tali, senza nemmeno provare a chiedere il Supporto Formazione e Lavoro.
Perché se i tre come detto passano al secondo sussidio, in aggiunta a quello che prendono i genitori, portano per la famiglia ad un introito da due sussidi pari a 2.257 euro, ben oltre i 1.050 euro del vecchio sussidio pentastellato.