Il Governo ha deciso con l’ultima legge di Bilancio di continuare a sperimentare la possibilità di uscire dal lavoro a 62 anni di età. La misura di pensione flessibile che già dal 2023 è stata introdotta, continua ad essere una possibilità per molti lavoratori. A dire il vero usare la parola molti per i possibili richiedenti della quota 103 sembra un esercizio azzardato. Da un lato perché ci sono requisiti stringenti da completare e non tutti ci riescono. E dall’altro lato perché la misura per molti risulta essere controproducente. Perché adesso vedremo come, a conti fatti perderà oltre 200 euro al mese di pensione chi ci va a 62 anni.
Perderà oltre 200 euro al mese di pensione chi ci va a 62 anni
La quota 103 è la misura che permette di andare in pensione già a partire dai 62 anni di età, ma a condizione di aver già raggiunto i 41 anni di versamenti. Evidente che se l’età è abbastanza allettante, meno lo è la carriera contributiva che è abbastanza lunga e difficile da completare.
Questo dei contributi da completare è una delle cose che limitano le potenziali uscite dal mondo del lavoro con la quota 103.
Inoltre, la misura diventa meno appetibile per alcuni lavoratori. Che alla luce dei tagli imposti sull’importo della pensione, preferiscono restare al lavoro per arrivare alla loro pensione anticipata ordinaria. Oppure preferiscono altre misure meno penalizzanti. Perché come dicevamo, perderà oltre 200 euro al mese di pensione chi ci va a 62 anni con la quota 103. E adesso capiremo il perché.
Come si è arrivati alla quota 103 di oggi
La quota 103 era nata sulla falsariga delle precedenti quota 100 e quota 102. Cambiavano le età di uscita e i contributi, ma le regole erano le stesse, senza tagli di assegno e senza particolari vincoli. Invece dal 2024, e adesso confermata anche nel 2025, la quota 103 è diventata una misura sempre più penalizzante. Prima di tutto perché l’importo massimo della prestazione non può superare 4 volte il trattamento minimo. Anche chi alla luce di 41 anni di versamenti ha diritto ad un trattamento superiore a 2.400 euro circa al mese, si deve accontentare di prendere l’importo massimo 2025 che è di 2.413 euro. Ed è un taglio che dura fino ai 67 anni, quando al raggiungimento dell’età pensionabile vigente, gli interessati avranno il ricalcolo della loro pensione senza più quel vincolo.
Perché perderà oltre 200 euro al mese di pensione chi ci va a 62 anni con la quota 103?
Ciò che colpisce di più la pensione di quota 103 e conferma il fatto che perderà oltre 200 euro al mese di pensione chi ci va a 62 anni è il ricalcolo contributivo della pensione. Che tra l’altro, dura per sempre. Chi esce con quota 103 ed ha almeno 18 anni di versamenti al 31 dicembre 1995, è quello più penalizzato. Perché avrebbe avuto diritto ad un calcolo misto della pensione fino ai periodi di lavoro al 31 dicembre 2011. Invece accettando il calcolo contributivo rinuncia al più favorevole meccanismo basato sulle ultime retribuzioni e non sull’ammontare dei contributi.
Un altro limite particolare della misura è la sua decorrenza posticipata. Infatti il lavoratore del settore privato che sceglie la quota 103 per la sua pensione deve aspettare 7 mesi per il primo rateo di pensione. E deve attendere 9 mesi il pensionato dal settore pubblico. Calcolando il fatto che la pensione è calcolata con il sistema contributivo, e che il diretto interessato blocca i versamenti senza arrivare ai 42,10 anni, alcuni studi hanno messo in evidenza il fatto che le perdite sono ingenti. E superano i 200 euro al mese visto che quel taglio riguarda solo il passaggio dal calcolo retributivo al calcolo contributivo. Se consideriamo che un lavoratore che decide di restare in servizio versa altri 22 mesi di contributi, ecco che il taglio supera abbondantemente i 200 euro prima citati.