Il 2025 si è concluso con un nulla di fatto per la riforma pensioni. Il Governo aveva fatto del superamento della Legge Fornero il suo cavallo di battaglia in campagna elettorale, ma le copertura per una riforma strutturale non ci sono. Proprio per questo negli ultimi anni ci si è limitati a prorogare misure esistenti (irrigidendole). Si tratta, però, di misure che in alcuni casi mandano in pensione poche migliaia di pensionati l’anno.
Fare un riforma pensioni sicuramente non è facile, soprattutto se l’intento è quello di mandare in soffitta la Legge Fornero. Quest’ultima, infatti, è una riforma strutturata e studiata nei minimi dettagli per consentire alle casse dello Stato di risparmiare sulla spesa pensionistica.
Quello che, però, i legislatori non hanno preso in considerazione è che non serve superare l’attuale legge previdenziale per permettere pensionamenti più flessibili. Basterebbe affiancarla con misure, anche esse strutturali, e dal costo basso.
La riforma pensioni a 64 anni
Una misura che potrebbe essere affiancata alla Legge Fornero per consentire a tutti i lavoratori di uscire a 64 anni esiste già, ma è limitata, oggi, a chi ricade nel sistema contributivo puro.
Si tratta della misura che viene chiamata pensione anticipata contributiva che richiede, attualmente, 64 anni di età e 20 anni di contributi, oltre che un assegno previdenziale di almeno 3 volte l’assegno sociale Inps.
Riforma pensioni: subito a 64 anni
Tempo fa era stata avanzata una proposta che voleva estendere questo tipo di pensionamento anche a chi ricade nel sistema misto, a patto, però, di optare per il calcolo contributivo della pensione.
Per le casse dello Stato, anche con un anticipo di 3 anni sulla pensione di vecchiaia, rappresenterebbe nella maggior parte dei casi un risparmio visto che la pensione ricalcolata avrebbe un importo minore.
Inoltre, abbassando il requisito dell’importo dell’assegno ,magari a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale, si permetterebbe di accedere a una folta schiera di lavoratori permettendo:
- flessibilità in uscita;
- di combattere la disoccupazione;
- di aprire le porte del mondo del lavoro ai più giovani.
Bisogna considerare, in ogni caso, che anno dopo anno ci avviamo verso il contributivo pure: quando anche l’ultimo lavoratore che ha iniziato a lavorare prima del 1996 si sarà pensionato, non esisterà più il calcolo misto della pensione e non saranno più erogate integrazioni al trattamento minimo (con il sistema contributivo non sono previste). A quel punto si potrà permettere ai pensionati di andare in quiescenza a qualsiasi età, ma esclusivamente con l’assegno maturato.
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