Superare la riforma Fornero da tempo è uno spot della Lega e di Matteo Salvini. Ma è anche ciò che chiedono i sindacati o tutti i lavoratori che devono andare in pensione. Perché effettivamente la normativa previdenziale oggi è severa in termini di requisiti da centrare. E in futuro, senza interventi, non c’è da stare allegri visto che si paventa l’inizio di una nuova tornata di inasprimenti a far data dal 2027. Eppure secondo noi la legge Fornero è già superata. Solo che servono le misure per consentire una maggiore scelta come uscita dal lavoro.
Riforma delle pensioni per una legge Fornero ormai superata e tutti a riposo a 64 anni
La legge Fornero ha fatto il suo tempo. Superata dal fatto che è nata nel 2012 quando c’erano tutti i problemi che si ricordano con lo Spread, con il paragone con Germania e Francia che non reggeva e con le problematiche politiche tra governi caduti (Berlusconi, ndr) e governi tecnici in carica (Monti, ndr).
All’epoca ci fu bisogno di un trattamento lacrime e sangue per i pensionati, che da quel giorno sono diventati per qualcuno, sindacati compresi, il vero bancomat dello Stato. Cioè quando c’è bisogno di soldi ecco che si cercano ai pensionati.
All’epoca però c’erano delle evidenti differenze in termini di materia previdenziale rispetto ad oggi. All’epoca il sistema contributivo penalizzava severamente i contribuenti, perché erano ancora tanti i lavoratori non ancora in pensione a poter vantare carriere lunghe in epoca retributiva (oltre 18 anni al 31 dicembre 1995). Soggetti che di fronte ad un calcolo della pensione con il sistema contributivo, vengono duramente penalizzati. Oggi sono sempre meno. Infatti la maggior parte dei lavoratori ha il grosso della pensione se non l’intera pensione, calcolata interamente con il metodo contributivo. A prescindere dal fatto che ci siano misure che impongono di accettare un calcolo contributivo meno favorevole, ma che diventa sempre meno ingombrante. Per esempio chi ha iniziato a lavorare nel 1990, oggi ha 35 anni di contributi, ma solo 5 anni ricadono nel sistema retributivo (prima del 1996). Cambia poco se a questo lavoratore chiediamo il sacrificio di rinunciare al calcolo più favorevole per quei pochi anni.
Superare la riforma Fornero con una pensione a 64 anni, ecco come
Per questo oggi servono misure che tengano presente che c’è il sistema contributivo ormai quasi unico e universale da usare. Il sistema contributivo è più equo. Nel senso che chi più versa più prende di pensione. E chi lavora più a lungo prende di più. Ecco che andrebbe aperta la possibilità di una pensione a 64 anni per tutti, anche partendo da piccoli versamenti contributivi, magari tra i 20 ed i 25 anni. perché alla fine dei conti, sarà pur sempre interesse del pensionato capire di che genere di pensione ha bisogno, e quindi se lavorare ancora qualche anno o uscire subito accontentandosi di quello che ha maturato al momento.
Misure che hanno una linea simile a quanto appena detto ce ne sono. Basterebbe per esempio allargare a tutti ciò che oggi è ammesso ai contributivi puri. Cioè una pensione anticipata con combinazione 64+20. E senza limiti di importo minimo da centrare che oggi, per i contributivi puri, minano la possibilità essendo elevati (una pensione non inferiore a 3 volte l’assegno sociale, altrimenti nulla da fare). Il principio dei premi per chi resta al lavoro potrebbe aiutare per una vera riforma di questo tipo. Premiando come importo della pensione più che come stipendio (come si fa oggi col Bonus Maroni), chi rimanda le uscite.